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Relazione del Segretario Generale Alberto Paolucci PDF Stampa E-mail
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Martedì 01 Dicembre 2009 17:32

XV CONGRESSO DELLA UIL DI RIETI

Lavoro Sicuro, con lo Sviluppo Sostenibile del Territorio

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Care Delegate e cari Delegati, graditi ospiti dopo mesi di dibattito all’interno della nostra organizzazione celebriamo il XV Congresso Provinciale della UIL di Rieti.

“CRISI ECONOMICA GLOBALE”

Tale appuntamento è in concomitanza con l’evoluzione di una grave crisi finanziaria ed economica internazionale, che ha già fatto sentire i suoi effetti sul mondo del lavoro e più in generale su tutta la società.
I dati macroeconomici diffusi dagli Istituti statistici europei e nazionali confermano lo stato di recessione con cui siamo costretti a fare i conti. Una condizione del tutto diversa, per cause e connotazioni, da quella ormai mitica del 1929, ma decisamente simile per gli effetti che sta producendo in termini di impoverimento delle economie nazionali e delle singole persone.


L’attuale crisi economica mondiale, iniziata nel 2006, come crisi strutturale, di iperproduzione, in particolare dell'industria dell'auto, e come crisi immobiliare in Usa, in Gran Bretagna, in Irlanda e in Spagna, ha segnato la fine di un boom globale che avrebbe dovuto portare a un'ulteriore espansione delle relazioni tra capitali, con tutti i suoi effetti collaterali, ma anche con alcuni nuovi effetti speculativi.


La crisi ha iniziato a invadere il settore finanziario tra la fine del 2006 e l'inizio del 2007. Il calo nei prezzi delle proprietà immobiliari ha indotto una crisi mondiale del credito, tant’è che le banche ipotecarie hanno subito perdite immense e nel giugno 2007 la banca d'affari americana Bear Stearns ha dovuto liquidare due dei suoi hedge fund, cosa mai accaduta prima. Poiché molti dei crediti ipotecari americani sono stati “impacchettati” all'interno di crediti derivati venduti a tutto il mondo, la caduta del loro prezzo e il conseguente aumento dei premi di rischio hanno prodotto una reazione a catena globale, che è finita col sovrapporsi alla crisi creditizia in Gran Bretagna, in Irlanda e in Spagna.


Parallelamente, due delle «tre grandi» industrie automobilistiche americane, la General Motors e la Chrysler, sono andate sull'orlo della bancarotta ed ai livelli inferiori dell'industria automobilistica vi sono state continue notizie di improvvisa chiusura di piccoli e medi fornitori.
Nel settembre 2008 ha tremato l'intero sistema finanziario internazionale e, in particolare, le banche commerciali e i fondi d'investimento.


I governi hanno cercato di sostenere i mercati monetari e finanziari attraverso tagli ai tassi d'interesse coordinati dalle banche centrali, con iniezioni di liquidità nei mercati interbancari crollati e tramite il recupero di azioni e di titoli di credito all'interno della sfera di regolazione pubblica.


Una prima fase di interventi politici di salvataggio finanziario legata al pensiero monetarista è fallita, perché ricalcava troppo letteralmente le conclusioni di Milton Friedman, l'ideatore della controrivoluzione economica. Lo sciopero del credito e degli investimenti dei proprietari di capitale, dei manager bancari e dei fondi di investimento che stanno sotto il loro controllo, non possono essere fermati con una politica di offerta di denaro a buon mercato o con l'inondazione dei mercati creditizi e finanziari con liquidità a interessi zero.


La politica di credito a buon mercato ha compensato il gioco di scambio tra sovrapproduzione e sotto-consumo nei centri sviluppati del mondo, e tuttavia ciò ha potuto solo allungare la crisi.
La crisi non ha coinvolto i paesi africani dove 60 anni di finanziamenti da parte dei paesi industrializzati per lo sviluppo in Africa sono stati un fiasco. Al contrario la crescita economica attuale in alcune regioni africane e’ legata al commercio con l’Asia e in particolare alla Cina. Da qualche anno l’Africa ha attuato una vera e propria rivoluzione economica che offre una nuova mappa per lo sviluppo del continente dove vi è un mix di micro finanze, nuove legislazioni sulla proprietà privata, progetti di sfruttamento delle risorse e di creazione d’infrastrutture. Si tratta d’iniziative alternative al modello classico di sviluppo di stampo occidentale perchè ispirate sia a quello economico cinese che a quello capitalista classico.


La crisi non coinvolge neanche i paesi asiatici, dove ad esempio ad Aprile il Pil cinese e’ cresciuto del 7%.
La crisi ha colpito il sistema occidentale, costituito da un punto di vista geopolitico, da Stati Uniti, Europa (UE), Giappone, Canada, Australia e Nuova Zelanda.

“CAMBIAMENTO DI POLITICA NEI GOVERNI EUROPEI”

Abbiamo riassunto le cause della crisi globale-occidentale, va però detto che essa è avvenuta:

  • durante un cambiamento geopolitico con il passaggio da un sistema unipolare ad un sistema multipolare, che sembra avere le sue colonne portanti in Eurasia e Sud America;
  • in uno specifico momento in cui nuovi attori internazionali, economicamente, finanziariamente e industrialmente, stanno emergendo in Asia, Cina ed India;
  • durante la riaffermazione della Russia come potenza globale e, soprattutto, come potenza eurasiatica.

In una situazione del genere, la crisi può non solo accelerare la transizione da un sistema unipolare ad uno multipolare, ma potrebbe anche consolidarla. Il consolidamento del sistema multipolare richiede un cambiamento di ruolo da parte degli stati europei, da quello passivo e periferico di oggi ad uno attivo.


Il cambio dell'assetto geopolitico dell'Europa è una condizione essenziale al fine di superare l'attuale crisi e costruire una stabilità sociale, coerentemente alla sua cultura, fondata su principi anti individualistici.
Infatti la crisi sembra svelare le profonde differenze fra Europa e Stati Uniti, relativamente ai rispettivi comportamenti in materia economica e di welfare.


L'attitudine solidaristica delle nazioni europee si articola in diverse istituzioni sociali; fra queste possiamo menzionare (anche se parzialmente privatizzate negli ultimi anni) quelle strutture volte al sostegno di pensionati e disoccupati (sicurezza sociale), a fornire servizi sociali (per esempio, l'assistenza medica) a sostenere aziende di interesse strategico e, in particolare, il sistema delle piccole e medie imprese che costituisce –per alcuni aspetti – il tessuto dell'intera Unione Europea.


Considerando gli elementi pratici, indichiamo solo due aspetti principali su cui i governi europei dovrebbero porre la loro attenzione:

  • ristrutturazione del sistema bancario,
  • costruzione di una nuova economia mista.

Il sistema bancario, è oggi, come tutti noi sappiamo, un'istituzione "privata", orientata all'ottenere profitto. Esso non prende in considerazione lo scenario sociale quando agisce e le conseguenze che potrebbe provocare.
Il sistema bancario è 'non responsabile': ciò non può più essere tollerato.


Per ricostruire la stabilità sociale ed economica, infatti, il sistema bancario dovrebbe divenire un’istituzione 'sociale', con l'obiettivo di provvedere un servizio all'intera società.
La creazione di una 'nuova economia mista integrata' Europea è qualcosa di veramente importante e profondamente connessa con la ristrutturazione del sistema bancario Europeo.


E' possibile cominciando col finanziamento pubblico di infrastrutture strategiche su scala continentale nei settori dell'energia e della comunicazione, in un contesto di cooperazione con la Russia, l'Africa del Nord e le nazioni del vicino Oriente.


Altri importanti punti da considerare con riguardo sono:

  • lo sviluppo integrato dell'industria militare europea;
  • lo sviluppo integrato della ricerca europea in materia di alte tecnologie;
  • l'implementazione di strumenti utili per la crescita della giustizia sociale e la solidarietà a livello continentale, con il rispetto delle tradizioni locali;
  • la creazione di un'organizzazione collettiva per la sicurezza a livello continentale (Europa –Russia) e a livello Mediterraneo (Europa –Nord Africa);

 

“CAMBIAMENTI DEL SINDACATO”

Viviamo un periodo di transizione e di grandi cambiamenti, ove il sindacato nè può essere esente a proprie trasformazioni, né può essere assente al tavolo dei soggetti protagonisti del cambiamento.
L’evoluzione tecnologica e industriale, interconnessa con i percorsi di emancipazione sociale che hanno coinvolto il mondo del lavoro, rende ormai superato il vecchio modello di produzione. Quel modello si è basato, per lunghi decenni, sulla rigida separazione degli stessi fattori della produzione: da un lato, il lavoro, dall’altro, il capitale al quale faceva capo la proprietà dei mezzi meccanici che consentivano la banale trasformazione del lavoro in prodotto.


Oggi, avanza il cambiamento. C’è un nuovo fattore che può generare la diversità della qualità del prodotto e che può influire sulle stesse fortune dei bilanci aziendali: la conoscenza. L’immaterialità, invisibile agli occhi, è diventata essenziale. E la conoscenza è diventata fattore essenziale di competitività e, come accennato, è la radice comune degli sviluppi su cui dovrebbero puntare gli stati europei.


Ma la conoscenza è, sempre più spesso, patrimonio del soggetto lavoratore. Si può dunque sostenere che la “proprietà” di “mezzi fondamentali di produzione” non è più appannaggio dei soli imprenditori.


Se queste basi teoriche sono fondate, è del tutto evidente che i vecchi paradigmi dei rapporti all’interno dei luoghi di lavoro sono saltati. Non è possibile, tuttavia, immaginare il superamento della distinzione di interessi tra lavoratori e imprenditori: è bene, anzi, che ruoli e responsabilità siano diversi. E’ altrettanto vero però che l’antagonismo, in quanto tale, non è più solo inutile ma persino dannoso, mentre la logica partecipativa diventa il principio di un sistema produttivo in cui il lavoratore acquisisce una rinnovata centralità e l’impresa una rinnovata funzione economica e sociale.


Operativamente, si possono ipotizzare più percorsi e, tra questi, in particolare, quello che conduce ad un modello di partecipazione agli utili di impresa. Anche se la scelta partecipativa – che già oggi trova espressioni efficaci nella “bilateralità” - non può escludere ma deve integrare il ruolo negoziale del sindacato a tutela delle rivendicazioni e degli interessi specifici dei lavoratori. E, dunque, a maggior ragione, essa non può essere sostitutiva bensì integrativa del nuovo sistema contrattuale. Ciò che importa è consentire che, ove esistano le condizioni ed il contesto culturale favorevole, non vi siano ostacoli ad una scelta partecipativa anche di tipo economico.


La capacità di rispondere alla mutevolezza del sociale, scevra da dogmatismi ideologici e con lo spirito laico di chi vuole governare i cambiamenti per renderli equi ed efficaci, è una caratteristica tipica della UIL.

“UNITA’ SINDACALE”

Da un lato siamo consapevoli dei cambiamenti che il sindacato tutto deve fare, dall’altro abbiamo ben presente il valore e l’importanza dell’unità sindacale. Importanza che in una provincia come quella nostra, dove il futuro economico e sociale è fortemente incerto, significa anche necessità, per l’efficacia dell’azione del sindacato stesso.
Certamente l’unità sindacale che noi cerchiamo non è quella vista negli anni sessanta e settanta, sfumata poi nelle nebbie di una malintesa solidarietà nazionale.


Oggi dobbiamo rovesciare il discorso e partire dai “cittadini che lavorano” per costruire la nuova unità sindacale. Cioè dobbiamo partire da politiche e da scelte concrete sulle quali le tre confederazioni si aprano a forme organizzative unitarie modellate sugli obiettivi da raggiungere. E quindi sui bisogni specifici della società.
Naturalmente noi riteniamo che queste forme nuove di unità sindacale diffusa debbano scegliere come preferenziale e fondante il terreno di un moderno sindacato dei cittadini.


Ma non lo diciamo per amor di formula. Lo diciamo perché abbiamo verificato nell’esperienza di questi anni che sul terreno dei diritti di cittadinanza i lavoratori trovano motivazioni unitarie, ad un tempo istitutive e profonde.
L’unità si costruisce sul territorio e sui concreti problemi della gente che lavora, non più sulle grandi opzioni politiche o, come si diceva una volta, sulle premesse di valore, ma sulla confederalità e sul decentramento. E’ inutile andare a litigare sulle questioni della rappresentatività applicate a logiche organizzative di un sindacato che non ha futuro. Andiamo invece a costruire nuove forme unitarie sui diritti di cittadinanza lasciando che tutti gli iscritti, possano partecipare alla formazione delle nuove classi dirigenti.


Gli osservatori esterni misurano spesso le nostre confederazioni in termini di potere comparato di ciascuno rispetto agli altri; sappiamo invece che tra noi ci sono valori, storie, culture, che non si possono misurare con il metro del potere di ciascuno, e meno ancora con quello, considerato aggiuntivo, dei confinanti politici.
Lo dico a futura memoria: si può costituire il grande centro, il nuovo partito della sinistra o altre aggregazioni politiche, noi della Uil continueremo a tenere nelle nostre mani il nostro destino.


Auspico che ogni confederazione faccia un piccolo passo in avanti  verso una nuova unità sindacale, per giungere ad un’azione unitaria ricca dei valori che ognuna ha nella propria tradizione, cultura e sensibilità sociale.

“SITUAZIONE A RIETI”

La UIL di Rieti conscia dei cambiamenti in atto a livello mondiale ed europeo e più in particolare in Italia, ha in questi anni fatte proposte coerenti con quanto auspicato nei cambiamenti europei e misurate per la nostra provincia.


Rieti è una delle più piccole province italiane, al centro dell’Italia e nel cuore della regione Lazio  la cui economia da anni è in involuzione e non è neanche associabile a un settore piuttosto che a un altro, ma purtroppo è la risultante di tanti piccoli contributi nella filiera agroalimentare, nel settore industriale, nel terziario e nei servizi che non è sufficiente a garantire un benessere diffuso.


Crisi che risulta evidente dai dati Istat  Unioncamere sulla disoccupazione  24.3 %,  dal pil che negli ultimi 5 anni è stato pressoché zero, dai record negativi in campo nazionale sia per il numero di lavoratori LSU e in mobilità, sia per le ore di cassa integrazione, ovviamente numeri che sono espressione percentuale rispetto alla popolazione complessiva.


Lo stato di crisi, quindi, non riflette quello più ampio appena descritto dello scenario internazionale, ma ha radici lontane che, semmai, possono essere aggravate dallo situazione generale.
Il vero dramma della nostra provincia è che alla ripresa economica, quando tornerà a splendere il sole su altre province, in particolare quelle con il Pil legato all’export, noi continueremo nella nostra crisi locale.


3 anni fa, Settembre 2006, fu firmato da tutte le forze economiche, sociali, produttive e dalle principali Istituzioni Pubbliche il “Patto per lo sviluppo socio-economico della Provincia di Rieti”, dove vennero individuati circa 45 punti d’intervento corredati da 15 schede. Ad oggi poco è stato fatto e soprattutto sui temi e gli assi di sviluppo principali tutto deve essere fatto.

“INTERVENTI PER RIETI”

A partire dal Patto di sviluppo citato, ritengo che la linea della UIL di Rieti debba essere incentrata su sei punti di intervento, prioritari per salvaguardare l’esistente e   indispensabili per lo sviluppo.

 

  • Il primo punto di intervento è quello relativo alle infrastrutture, essendo queste sicuramente una delle cause principali del decadimento industriale e di penalizzazione nell’ottica di sviluppo in un mercato del lavoro complesso come è quello odierno. Occorre che le forze politiche di tutti gli schieramenti mettano da parte gli interessi di parte per riuscire a dotare Rieti del collegamento ferroviario Rieti – Passo Corese e di una salaria a 4 corsie, in modo, cioè, da avere un collegamento veloce ed agevole con Roma e con la principale rete ferroviaria o con la rete autostradale.

 

  • Il secondo intervento va nella scuola per evitare che, con la riforma del Ministro Gelmini, 250 professori perdano la cattedra, sia per non aggravare ulteriormente la crisi dei posti di lavoro sia per non andare ad aumentare i disagi di chi vive nei comuni lontani della nostra provincia. E’ necessario, inoltre, investire sulla nostra Università ancora in fase embrionale, ma nella direzione di sviluppo della connotazione che si vuole dare al territorio.
  • Terzo punto di intervento deve essere nella Sanità per poter mantenere invariato il diritto alla salute, infatti mentre da una parte noi tutti cittadini della provincia di Rieti contribuiamo a pagare un milione di euro al giorno per il mutuo regionale sulla sanità, dall’altra aumentano le liste di attesa e perdiamo in servizi. I tagli delle risorse, le locali RSA non accreditate e la fuga in atto dei primari pongono un interrogativo serio sul futuro degli ospedali di Rieti e più in generale dei servizi sanitari. Vi è anche una evidente necessità di migliorare l’efficienza complessiva della sanità locale ovvero utilizzare al meglio le risorse umane, dare delle linee guida al personale per un armonico comportamento e affrontare interventi in equipe. E’ immediato l’esempio del Centro di Salute Mentale, per il quale deve essere anche evidenziato che è l’unico centro in Italia aperto di notte con un impiego di risorse non congruo rispetto alla scarsa attività notturna.
  • Quarto punto di intervento è relativo ai posti di lavoro nel settore amministrativo- pubblico, che per i tagli delle ultime finanziarie sono scesi pesantemente, basti pensare alla chiusura di alcuni uffici finanziari, al trasferimento del catasto, dei dipendenti di Telecom e Cariri, al trasferimento di alcuni uffici della regione e alla recente chiusura della sede della Banca d’Italia. I tagli non possono essere fatti solo come operazione matematica di percentuale, ma la politica e le nostre forze istituzionali, devono capire che in territori già in sofferenza, come quello di Rieti, si devono fare opportune tare.
  • Quinto punto di intervento è relativo all’industria. Oltre nel pubblico anche e soprattutto nel privato si è avuta una forte diminuzione dei posti di lavoro. Non abbiamo più un tessuto industriale, fatto di multinazionali o industrie leader in campo nazionale, abbiamo oramai poche piccole industrie locali il cui futuro nel mercato globale è incerto. L’ultima industria di un certo peso come forza lavoro è l’ex stabilimento produttivo di Alcatel, ora Ritel, che purtroppo allo scadere dei 3 anni di commesse obbligatorie da parte di Alcatel si trova senza prodotti propri e senza commesse. Battipaglia, non che ce ne fosse bisogno, ha dimostrato che la politica sa come intervenire anche in crisi legate a multinazionali: con una sola riunione al Ministero di Sviluppo Economico è riuscita a far sospendere a tempo indeterminato la vendita dell’area produttiva. Noi a Rieti non solo non siamo riusciti a fare questo ma neanche molto meno, ovvero a far entrare lo stabilimento produttivo nella controllata del governo, Finmeccanica. E badate bene, questo non per logica di assistenzialismo, ma perché l’elevatissimo livello tecnologico e il Know-How presenti possono anche essere un valore aggiunto per una qualunque delle aziende di Finmeccanica. Lo stato attuale è che mentre è in corso questo congresso il futuro di Ritel è ancora da definire. Si è passati da uno stato di completa incertezza e di probabile fallimento a uno stato di trattativa che prevede l’intermediazione del Presidente della Provincia di Rieti, per rilevare transitoriamente il pacchetto di maggioranza detenuto dalla Industrial Group fino all’arrivo di nuovi e capaci imprenditori. Rivendico con orgoglio e fierezza l’idea di una procura temporanea accolta favorevolmente da parte del presidente della Provincia Fabio Melilli.
  • Ultimo punto di intervento, ma non per importanza, è quello della connotazione del nostro territorio. Se i punti precedenti sono tutti votati a difendere, stabilizzare e possibilmente a potenziare quanto abbiamo, è necessario pensare anche al futuro e questo deve essere fatto ottenendo dalla regione e dal governo il riconoscimento esclusivo di “Rieti territorio per l’energia”. In tutto il mondo si sta accelerando e si sta investendo verso le energie alternative e chi avrà investito e lavorato e per primo acquisterà un vantaggio, avrà ovviamente un ruolo di forza nel mondo di domani.

Noi ci candidiamo a questo ruolo perché abbiamo tutto quanto serve:

  • abbiamo risorse idriche, fiumi e laghi, da utilizzare per realizzare energia elettrica;
  • abbiamo delle aree in provincia ideali per l’eolico;
  • abbiamo aree in disuso che possono essere utilizzate per il fotovoltaico;
  • abbiamo industrie con un know-how per poter lavorare a 360° nelle energie alternative, un esempio è la riconversione di Eems in Solsonica;
  • abbiamo una università e un parco scientifico e tecnologico, si da sviluppare, ma che possono dare un contributo determinante.

La collaborazione di un distretto industriale e l’università, il supporto dell’infrastruttura Parco scientifico e la disponibilità di un territorio vasto e ricco di condizioni ambientali diverse possono collocare Rieti in Pole Position nel mercato globale. Ma a questo deve credere innanzitutto la classe politica locale, che tutta unita deve dare il LA affinché ciò si realizzi.

“LAVORO CAMERA SINDACALE USCENTE”

Prima di chiudere, mi sembra doveroso fare un passaggio sui tre anni e mezzo alla guida della UIL di Rieti.
Il 22 maggio 2006 ho ricevuto il mandato non per elezione ad un congresso,  in seguito alle dimissioni di chi mi ha preceduto. E’ per spirito di appartenenza all’organizzazione che ho accettato di ricoprire il delicato ruolo di Segretario Generale in un momento particolare per la UIL di Rieti, dove si evidenziavano varie linee di pensiero.
Voglio ringraziare tutti per i risultati raggiunti, per la collaborazione e per l’azione di effettiva collegialità nelle decisioni politiche sindacali e a tal proposito mi auguro che il lavoro intrapreso possa avere una continuità ed una stabilità, come ad esempio quella che c’è  in tutte le nostre categorie, in quanto solo con la stabilità si può pensare di crescere.


In questi tre anni abbiamo aumentato il numero di iscritti del 20% e siamo la prima organizzazione sindacale nella scuola, nella sanità, nel commercio in provincia e in oltre 20 comuni della provincia, tra i quali Amatrice, Leonessa e Borgorose.


Eravamo con lo sfratto esecutivo, oggi siamo proprietari della sede storica di Viale Matteucci, grazie alla fiducia avuta dalla Uil Confederale e dalla Uil Labor. Abbiamo ristrutturato e climatizzato i locali, abbiamo rinnovato i pc e le stampanti, dotando ogni postazione di lavoro di un collegamento internet.


Abbiamo creato l’ufficio vertenze della Camera Sindacale, oggi ancora in una fase di start-up, abbiamo fatto un accordo incentivante con la categoria UILP, abbiamo costituito la categoria CPO per i lavoratori precari, abbiamo costituito la categoria UILPS per i lavoratori nella pubblica sicurezza e ci siamo dotati di un addetto stampa per promuovere con maggiore efficacia le nostre idee, le nostre iniziative e i nostri progetti. Inoltre abbiamo costituito il coordinamento donne e un’attività turistica, che ha portato, su interessamento della Uil di Roma e Lazio, all’assegnazione di un posto nella Presidenza Fitel regionale.


Il grande lavoro svolto nella crescita del nostro sindacato, dando rappresentatività a nuove categorie,comporta anche benefici economici.


Abbiamo aperto una sede a Passo Corese dove ci sarà il vero sviluppo e grazie all’accordo con la UIL Agroalimentari siamo presenti anche ad Amatrice e Torri in sabina; in questo modo possiamo offrire i nostri servizi in modo più capillare nel territorio, compresi CAF e ITAL, e permettere alle nostre categorie di crescere e di operare in provincia con un’azione più diretta e locale.


Va detto inoltre che durante il mio mandato ho dovuto operare con due  difficoltà non usuali, e non appartenenti a se stessa , ma dovute a situazioni esterne, che hanno resa la Uil di Rieti tutta più forte e più unita.


Infine va sottolineato il lavoro di stimolo alla politica, perché la UIL di Rieti non è “della” politica ma “nella “politica, lavoro fatto di critiche ma anche di proposte su cosa e come fare. A tal proposito abbiamo organizzato cinque convegni:

  1. “Rieti centro d’Italia ma fuori dal mondo” – 26 gennaio 2007, organizzato con CGIL e CISL alla presenza dei Segretari Generali Epifani, Bonanni e Angeletti;
  2. “Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro” – 25 ottobre 2007, alla presenza del Segretario Confederale UIL Paolo Carcassi; Dove proponemmo di istituire un tavolo permanente sulla Sicurezza coordinato dalla Prefettura.
  3. “Lo sviluppo di Rieti interessa ancora ?” – 19 dicembre 2007, alla presenza del Segretario Generale della UIL Luigi Angeletti;
  4. “Acqua diritto inalienabile, sviluppo irrinunciabile per Rieti” – 10 marzo 2008, alla presenza del Segretario Generale della UIL Lazio Luigi Scardaone;
  5. Ed ultimo, non certo per importanza “Giovani nell’energia e nella ricerca con anziani uniti nell’ambiente” – 9 ottobre 2009, alla presenza del Segretario Generale della UIL Luigi Angeletti. Dove si è fatto una festa per l’intera giornata,iniziata appunto con il convegno, seguita con il tesseramento della Uilp e conclusasi a tarda notte con concerti di gruppi musicali.

 

“CONCLUSIONI”

Concludo con il motto che mi guida da sempre nel missione di sindacato: “Legalità, Libertà e Lavoro”.


Carlo Rosselli, in uno dei suoi scritti del 1932 intitolato “Il solo modo di combattere per i lavoratori”,  indicava un percorso per la difesa dei diritti dei lavoratori. “ ‘Giustizia e Libertà’ intende servire il proletariato sviluppando in esso il senso della dignità, della autonomia, della libertà, provocandolo alla lotta e al sacrificio, senza vane lusinghe ed umilianti adulazioni, per fare di ogni proletario un uomo, nel senso più alto e nobile della parola, libero nell’officina ma anche nella vita, di fronte al padrone, come di fronte alla sua coscienza.”.


Legalità è la necessità di regole che garantiscano la giustizia sociale.


La libertà senza giustizia sociale non può esistere, poiché tenderebbe ad essere una prerogativa di pochi.
Il lavoro senza legalità e libertà è sfruttamento della persona e la società tutta è posta in uno stato di degrado.

Ritengo che il lavoro Sicuro oggi debba essere sinonimo di ricerca, sviluppo e formazione per essere l’elemento di una nuova rivoluzione culturale che ponga la persona al centro dell’evoluzione del sistema sociale.

Il sindacato da solo non può vincere la battaglia del rilancio dell’economia reatina, ma è necessario che tutte le forze politiche, sindacali e imprenditoriali del nostro territorio facciano quel salto culturale per vincere la sfida della trasformazione in atto.

Relazione Congressuale di Alberto Paolucci

Park Hotel Villa Potenziani 28-29 Novembre 2009